IL MONDO CODIFICATO: BREVE STORIA DEL PERCHÉ SCROLLIAMO

IL CAOS DEL MONDO
Se c’è una cosa che è sempre stata difficile per noi esseri umani è quella di interpretare il Mondo nel quale viviamo. Sin dalla preistoria abbiamo sempre cercato di dare un significato alle cose che ci accadono: il fulmine erano gli dèi arrabbiati, le ossa dei dinosauri erano animali fantastici e la morte non era altro che l’inizio di un nuovo viaggio.
La necessità di dover interpretare il Mondo è dovuta al fatto che noi, il Mondo, non lo capiamo proprio. Non sappiamo per quale motivo le cose accadono, di conseguenza abbiamo iniziato ad interpretarle e a dargli un significato tutto nostro. Ed è proprio per questa esigenza di dare un senso alle cose che nascono i media.
Le prime comunità di umani che impararono a comunicare tra di loro decisero di unirsi in gruppi per facilitare la loro sopravvivenza. Tutti insieme si interrogarono su quello che succedeva intorno a loro. Così cominciarono a dare un senso alle cose. Quando una persona racconta i suoi pensieri ad un altro gruppo di persone si viene a creare la Cultura, un insieme di memorie che, in futuro, potranno essere trasmesse.
La costruzione di una Cultura da parte di quegli uomini curiosi fu possibile unicamente grazie all’utilizzo dei codici: un insieme di simboli che vengono utilizzati al fine di sostituire un evento che accade nel Mondo con un altro tipo di evento. Ecco quindi che un uomo preistorico pesca un pesce in un laghetto; non aveva mai pescato un pesce così bello e colorato in tutta la sua vita, è molto fiero, allora va da sua moglie e le racconta come ha fatto a pescarlo. Questa storiella rappresenta bene quello che si intende per media, un insieme di simboli che servono da mediazione tra uomo e Mondo.
Nel caso del nostro uomo preistorico il medium che viene utilizzato è quello della voce: una serie di suoni che rappresentano un evento che gli è successo durante il pomeriggio di pesca.
LE SUPERFICI-CODICE
Il linguaggio, i gesti e i canti sono codici effimeri, ovvero sono un insieme di simboli che non durano nel tempo. Alla moglie del pescatore magari non fregava niente della storia di come il marito ha preso quel pesce, due minuti dopo si sarebbe già dimenticata tutto.
Esistono però dei codici fondamentali che rimangono nel tempo. Anche questi codici, esattamente come il linguaggio, servono all’uomo per capire il Mondo e tradurlo secondo il suo modo di vedere e di vivere. Ecco quindi che nella Storia umana cominciano a comparire le immagini: sulle pareti delle grotte di Lascaux e di Altamira è possibile vedere dei disegni che rappresentano le scene di caccia di alcune popolazioni preistoriche. Quelle immagini sono la rappresentazione in due dimensioni di qualcosa che nella vita umana avveniva in uno spazio e in un tempo molto più grande rispetto a quella scenetta disegnata dentro la grotta.
L’utilizzo delle immagini riduce il Mondo a qualcosa di più intimo, a qualcosa che l’uomo vede e riproduce e quindi immagina.
Il significato di una immagine si coglie al primo sguardo, non ci vuole un genio a capire che tre omini stecco con un bastone in mano sono dei cacciatori e quei cerchietti con le corna sono un bufalo gigante che presto diventerà la loro cena. Questo modo di capire le immagini ad un primo sguardo è detto sincronia.
Per questi uomini abituati a rappresentare il Mondo principalmente con il codice dell’immagine, il tempo fluisce in maniera diversa rispetto a come lo interpretiamo noi contemporanei. Tutto quello che succede a questi uomini acquista una sorta di magia: il caos e la paura derivante da un Mondo troppo difficile da spiegare viene rappresentato su di una parete.
L’ immagine di caccia resterà come esempio di quello che puoi trovare fuori dalla caverna. Quell’immagine ti sta dicendo “una volta che sarai là fuori ricordati di quello che hai visto qui dentro, non sarà tanto diverso”. La magia consiste nel fatto che l’uomo si è lasciato convincere che quelle immagini sono il Mondo e non la sua rappresentazione.
I CODICI LINEARI
Ma ad un certo punto la magia si spezza.
Circa 5000 anni fa l’invenzione della scrittura modificò drasticamente il modo di intendere la vita di quegli uomini. Questo nuovo codice ha posto i simboli che lo compongono (le lettere) in fila.
Mentre nell’immagine i simboli trovavano collocazioni differenti a seconda del soggetto, nella scrittura ogni simbolo viene posto su di una riga. Lo stesso vale per i numeri.
Se si pongono i simboli in fila allora anche il modo di capirli cambia. L’ immagine era sincronica, ad un primo sguardo era immediatamente comprensibile. La scrittura invece è diacronica, ovvero può essere compresa solamente quando tutti i simboli che occupano la riga sono stati tutti letti, così nella mente si formerà il significato della frase.
Le conseguenze che derivano da questo nuovo modo di mediare l’uomo ed il Mondo hanno prodotto tantissime considerazioni filosofiche: la scrittura è un codice lineare, è stato quindi sostenuto che lo scorrere dei simboli produce nell’uomo una nuova esperienza del tempo.
Quando l’uomo utilizzava le immagini considerava il tempo come immobile, la rappresentazione della scena non aveva tempo, quella battuta di caccia poteva essere avvenuta ieri, oggi o domani. L’immagine aveva il potere di costruire dei momenti sempre presenti per chi guardava.
Il modo di usufruire la scrittura invece fa sì che chi legge senta il tempo passare. Per capire quello che vedi sulla riga devi andare sempre più avanti, devi capire sempre quale parola viene dopo. Il filosofo Vilém Flusser ha ipotizzato come con la scrittura nasce la Storia, non perché con essa sia possibile conservare meglio la memoria delle persone (anche, ma non è la motivazione principale); ma perché la scrittura produce coscienza storica.
Colui che legge capisce cos’è il tempo, capisce che si può andare solo avanti, per sempre, fino alla fine della riga. Così anche il rapporto tra uomo e Mondo diventa un susseguirsi continuo ed infinito di eventi fino a che non si arriverà alla fine della riga, fino a che non si arriverà alla fine della Storia (tragico eh…).
I TECNO-CODICI
Ci volle molto tempo prima che il codice della scrittura soppiantasse il codice delle immagini. Questo cambiamento avvenne lentamente e mai in maniera definitiva. L’utilizzo dei testi prevale sull’utilizzo delle immagini ma queste non sono mai state abbandonate.
Oggigiorno si sta compiendo un passo indietro: il passaggio dalla magia delle immagini alla coscienza della scrittura portò ad una conseguenza molto importante, la nascita della scienza. La capacità di leggere le righe, di andare sempre avanti, di non poter tornare mai indietro e di capire che un evento può essere la causa scatenante di un altro evento ha fatto lentamente nascere il pensiero scientifico.
Con lo sviluppo della scienza la Cultura umana ha prodotto le tecnologie. Molte di queste altro non sono che nuovi codici per conoscere ed interpretare il Mondo caotico. Non siamo tanto diversi dagli uomini preistorici, anche noi vogliamo cercare di dare un senso alle cose.
I nuovi codici che nascono dalla tecnologia sono detti tecno-codici. Questi ultimi utilizzano lettere e numeri per costruire tante righe che verranno convertite in immagini:
un videogioco non è altro che un insieme di codici di programmazione che vengono fatti girare su di una macchina, un TikTok o un Reel sono il risultato di una serie di istruzioni ben precise per cui ti compaiono sul telefono e una fotografia è stata per molto tempo una formula chimica che si imprimeva sopra una pellicola; oggi è una fila di pixel uno attaccato agli altri.
Questi nuovi codici che mischiano la scrittura e le immagini ci hanno nuovamente allontanato dalla linearità, ci hanno fatto dimenticare la Storia per ritornare in un eterno presente. Siamo di nuovo senza una riga da seguire, non abbiamo più idea del tempo che scorre, torniamo a vedere immagini che capiamo al volo, talmente affascinanti che non riusciamo a smettere di guardare.
Siamo stati catapultati nel magico mondo dello scrolling senza nemmeno accorgercene.
La differenza rispetto alle vecchie immagini è che questi tecno-codici sono difficili da costruire, bisogna essere degli esperti per creare qualcosa di così complesso. Questa complessità fa sì che quei pochi in grado di costruirli potranno sempre mostrare agli altri quello che garantisce loro più profitto, engagement e permanenza sul social. Non c’è nulla di casuale negli algoritmi.
Nessun codice è neutro, continuiamo credere che la realtà è quella che ci viene fatta vedere sui social quando la verità è che tutti quei reel sono stati adeguatamente selezionati da un algoritmo per farti credere che quello sia il Mondo reale, che quelle scarpe sono all’ultima moda e che il Coachella è un posto divertentissimo.
L’uomo preistorico sapeva di aver disegnato la scena di caccia, sapeva che così facendo avrebbe esorcizzato la paura del caos che si poteva trovare fuori dalla caverna.
Il problema odierno è che non sappiamo chi programma i tecno-codici, non sappiamo perché guardiamo per ore un quindicenne che fa i balletti. Gli algoritmi invece sanno esattamente cosa farci vedere, capiscono cosa ci piace e riescono facilmente a convincerci che tutto il Mondo possa essere contenuto dentro uno schermo.
La prossima volta che stiamo mezz’ora a scrollare un social riflettiamo su una cosa importante: chi è che mi sta facendo vedere queste cose ? e perché ?
