CHI CONTROLLA I MEDIA: SIAMO SERVI O PADRONI ?



Spoiler: siamo i servi !

Per capire chi controlla i media bisogna prima di tutto presentare i protagonisti della storia: le masse, i funzionari e gli apparati.

Le masse sono l’insieme di persone che vivono all’interno della società contemporanea, una società che fino a qualche anno fa veniva definita società dei consumi, ovvero una teoria sociologica secondo cui le persone sono programmate per spendere denaro e consumare tutto quello che si può trovare nella società. Parliamo di cibo, risorse, persone, beni e servizi; ogni cosa in questa società può e deve essere consumata dalle masse.

Il termine funzionari è molto generico, alcuni filosofi dei media come Flusser parlerebbero invece di tecnocrati; cioè persone con particolari competenze in grado di gestire determinati aspetti della società dei consumi. In questo caso ci si riferisce alla capacità dei tecnocrati di sviluppare tecnologie che possono favorire il consumo da parte delle masse.

Definire l’ apparato invece è un’ operazione più difficile: si tratta di uno strumento tecnologico in grado di sostituire il pensiero umano. Ma cosa vuol dire “sostituire il pensiero” ?


La storia dei media è la storia di come l’essere umano si è evoluto, si è unito ad altri e insieme cercano di capire il Mondo. Di conseguenza la storia di come nascono gli apparati è parte della storia umana.

Vi sono state tre grandi rivoluzioni che hanno cambiato radicalmente il modo di vivere degli uomini:

la prima grande rivoluzione avviene quando l’uomo comincia a costruire gli strumenti, di conseguenza smette di usare solamente le braccia e comincia a costruire attrezzi in grado di migliorare la sua vita. Questi strumenti non sono altro che prolungamenti (protesi) delle braccia umane.

La seconda rivoluzione consiste nell’invenzione delle macchine. Questa rivoluzione è chiamata dai libri di storia Rivoluzione industriale. Si basa sul fatto che gli uomini hanno imparato a leggere il mondo in termini scientifici, l’ambiente è diventato un insieme di numeri che possono essere manipolati per costruire cose nuove e rivoluzionarie. Queste cose sono le macchine: sfruttano l’energia naturale come il vapore o il carbone per produrre merci da vendere.

Quando queste macchine sono riunite tutte in un unico posto danno vita alle fabbriche, un assembramento di macchine e di uomini che insieme producono merci. Il rapporto tra uomini e macchine però non è paritario: se in passato l’uomo era essenziale per la produzione di oggetti adesso è la macchina ad essere essenziale, l’uomo lavora vicino alle macchine, le accende, le fa funzionare e le spegne.


Da quando esistono le macchine l’uomo è diventato facilmente sostituibile, se per qualche motivo non sarai tu ad accendere la macchina ci sarà sempre qualcun altro pronto a farlo.

La terza rivoluzione coincide con il presente. Molti hanno chiamato questa rivoluzione Era dell’informazione o Rivoluzione digitale in quanto il concetto di trasporto dell’informazione e di passaggio da analogico a digitale sta alla base del cambiamento.

E’ in questo periodo che nascono gli apparati, delle tecnologie che a differenza degli strumenti, non sono una protesi delle braccia, sono una protesi del cervello.

Il primo apparato mai costruito dall’uomo, secondo Flusser, è la macchina fotografica, uno strumento complesso da costruire ma semplice da usare: con la sola pressione di un tasto riproduce quello che l’occhio umano vede di fronte a sé. La televisione invece è un apparato in grado di riprodurre il pensiero umano, un processo lineare con un inizio e una fine. I social network e gli agenti AI rappresentano il dialogo con gli altri ma anche il nostro subconscio fatto di immagini disparate e stimoli sempre nuovi.


Ora che abbiamo spiegato chi sono i soggetti coinvolti nella storia e cosa sono gli apparati cerchiamo di rispondere alla domanda principale di questo articolo: chi controlla i media ?

Risposta breve, è complicato.

I media sono ciò che permette agli uomini di interpretare il Mondo in cui vivono. All’interno della società contemporanea gli apparati usano il trasporto delle informazioni per produrre delle immagini del mondo e programmare le masse per consumare. Sono quindi gli apparati che mediano tra l’uomo e la realtà, l’essere umano si lascia ingannare volontariamente e crede che quello che gli viene fatto vedere sia vero e necessario.

Le immagini che usano gli apparati (film, video, shorts, immagini digitali…) vogliono produrre un determinato comportamento nei destinatari. La maggior parte delle immagini hanno quindi lo scopo di rappresentare un mondo fatto per essere consumato da coloro che guardano.


La conclusione dovrebbe essere semplice, chi controlla gli apparati controlla i media in quanto possiede la facoltà di programmare le persone a consumare. Di conseguenza i media sono controllati dai funzionari/tecnocrati perché loro sanno costruire e far funzionare gli apparati.

Tuttavia gli stessi tecnocrati non sono altro che un ingranaggio del sistema:

E’ vero che loro costruiscono e programmano l’apparato, ma ad un certo punto quest’ultimo comincia a funzionare in autonomia. Esso agisce come se fosse vivo: riceve delle informazioni, le mette in pratica e aspetta di ottenere dei risultati; se i risultati non arrivano allora produce altre immagini da far vedere alle masse finché i consumi non aumentano.

Il funzionario non fa altro che inserire delle regole di funzionamento nell’apparato, dopodiché lo fa funzionare in maniera autonoma e aspetta di ottenere i risultati.

Diventa sempre più chiaro che l’apparato fa solo ciò che l’uomo vuole, mentre l’uomo può volere solo ciò che l’apparato può fare.

L’uomo è ormai funzionario di apparati. Il funzionario è legato con mille fili invisibili ad apparati: ovunque vada, stia in piedi o a letto, porta con sé gli apparati e qualunque cosa faccia, può essere interpretata come una funzione dell’apparato.


Per chiarire meglio l’autonomia degli apparati occorre parlare di cibernetica. Si tratta di una scienza che studia i sistemi viventi (umani e animali) e non viventi (aspirapolveri, robot, apparati, strumenti…) sulla base dello scambio di informazioni.

L’apparato è come un organismo vivente: si nutre di informazioni (input) che poi vomita sulle persone che usano l’apparato (output). Mandare costantemente informazioni ai destinatari produce un feedback, una risposta che dice all’apparato se sta lavorando bene. Se le informazioni inviate alle masse producono consumi allora il feedback sarà positivo, altrimenti l’apparato si deve modificare per trovare altre strategie, se altre strategie non funzionano significa che l’apparato ha raggiunto il livello di saturazione.

Il caso della televisione è emblematico, dopo decenni di programmazione mediante immagini televisive si è giunti alla saturazione, di conseguenza è stato necessario costruire nuovi apparati in grado di modellare le masse in un’altra maniera. I social network diventano così apparati di influenza in grado di diffondere informazioni ed immagini in qualsiasi posto il destinatario si trova, la televisione invece veniva usata unicamente in casa.

Così i funzionari si adoperano per cambiare la programmazione oppure costruiscono direttamente un nuovo apparato. Non lo fanno perché hanno avuto una nuova intuizione, lo fanno perché l’apparato vecchio lo richiede.

I funzionari si prendono cura dell’apparato come fosse un animale domestico, lo fanno funzionare (lo sfamano) e se c’è qualcosa che non va lo modificano per renderlo più performante (lo curano). Sopravviveranno solo quegli apparati che si adattano meglio al consumo umano.


Possiamo ora tirare le somme:

Le tre rivoluzioni avvenute nella storia umana hanno portato a nuovi modi di vivere.

Inizialmente l’essere umano viveva nella natura , poi cominciò ad usare degli strumenti per modificare l’ambiente, successivamente costruì le macchine per produrre cose in massa; oggi produce gli apparati per veicolare l’idea di un Mondo che deve essere consumato.

L’apparato si comporta come un essere vivente che deve evolversi per migliorare le sue prestazioni, raggiungere più persone possibili e far valere la sua visione di come funziona la società.

Chi costruisce questi apparati è obbligato ad adattarli per renderli sempre più performanti.
Nessuno è in grado di controllare questi oggetti, loro hanno uno scopo e non si fermeranno finché non lo avranno raggiunto. Una macchina fotografica avrà lo scopo di fotografare ogni più piccola parte del pianeta, la televisione avrà il compito di mostrare gli eventi quotidiani e storici, gli algoritmi nei telefoni mostreranno sempre quello che fa provare piacere alle persone.

Viviamo ormai all’interno del diluvio delle immagini, da quando ci svegliamo a quando andiamo a dormire siamo circondati da immagini che ci dicono cosa fare, come pensare, chi bisogna essere e perché.
Fuggire da questo diluvio è possibile ma non è facile.

Una fuga del genere non può riuscire. Ovunque si tentino escursioni, uno si porta con sé quegli apparati da cui prorompe il diluvio delle immagini accecanti e assordanti.



Liberarsi degli apparati sarebbe come liberarsi di una parte essenziale di noi umani, ovvero il legame con la tecnica e con la tecnologia. Non possiamo fare a meno di costruire, progettare e migliorarci costantemente perché è insito nella nostra natura. Costruire e inventare ha permesso alla specie homo di rimanere su questa terra per più di due milioni di anni.

Sarà interessante capire se questo legame tra noi ed il progresso sarà il motivo per cui ci estingueremo a vicenda o ci faremo estinguere dalla Terra stessa.

Ogni giorno l’attesa diminuisce.

Nel mentre gli apparati continuano ad evolversi grazie ai feedback e alle logiche del consumo contemporaneo. Intanto i padroni li inseguono per curarli e trarne profitto.

Pensiamo di poter controllare la tecnologia e non ci rendiamo conto che è lei a scegliere per noi.

Bibliografia

  • V. Flusser, La cultura dei media, ed. Mondadori, Milano, 2004
  • V. Flusser, Towards a philosophy of photography, ed. Reaktion Book Ltd, London, 1983
  • N. Wiener, Cybernetycs or, Control and communication in the animal and the machine, MIT Press, 1965
  • M. McLuhan & Q. Fiore, The medium is the massage, ed. Penguin Books, 1967

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