LA MORTE DELLA POLITICA
La diffusione dei media ha modificato nel tempo il modo con cui partecipiamo alla vita comunitaria. La “morte della politica” prende forma nel momento in cui l’utilizzo dei media ha posto fine all’interesse nei confronti della vita pubblica e ha ricondotto l’informazione politica all’interno della sfera privata. Le conseguenze non hanno tardato a farsi sentire.

L’IDEALE POLITICO DI HANNAH ARENDT
In cosa consiste la vera essenza della politica ?
In Vita Activa la filosofa Hannah Arendt propone un ideale di politica che deriva direttamente dal modo con cui la civiltà greca gestiva la sua comunità di cittadini.
Al fine di evitare conflitti violenti all’interno della città gli abitanti utilizzavano il dialogo tra pari per migliorare la vita della comunità: si ritrovavano nella pubblica piazza (agorà) e insieme, prendevano decisioni nei riguardi di ciò che era più giusto fare per perseguire il bene comune.
Per Arendt quel modo di fare politica andava oltre il suo fine esplicito, ovvero quello di migliorare la città. La politica doveva essere intesa come una vera e propria necessità che permette all’uomo di andare oltre i suoi interessi privati per riscoprire l’altruismo e il bene verso coloro che occupano il nostro stesso mondo.
“Vivere insieme nel Mondo significa essenzialmente che esiste un mondo di cose tra coloro che lo hanno in comune, come un tavolo è posto tra quelli che vi siedono intorno”.
H. Arendt; Vita Activa
LA FIGURA DEL POLITICO E LO STRUMENTO DEL DISCORSO
L’ideale di azione politica descritto da Hannah Arendt purtroppo non trova veri e propri riscontri né nella storia antica né in quella recente.
Sebbene sia vero che le comunità devono fare politica al fine di non sfociare nella violenza e nel caos, e di conseguenza stipulano delle leggi da rispettare; è altrettanto vero come in ogni civiltà occidentale la figura del politico ha sempre cercato di prevalere sugli altri cittadini mediante uno strumento essenziale per l’attività politica, ovvero il discorso.
Attraverso tale strumento i politici si sono da sempre dati battaglia al fine di convincere le folle di astanti su quale fosse l’idea migliore da perseguire per migliorare la città.
Colui che vinceva la disputa avrebbe ottenuto rispetto e onore da parte della comunità, ma solo se le sue idee si sarebbero rivelate effettivamente utili per il miglioramento della vita comune.
E’ quindi opportuno far notare come l’ideale di politica presentato da Hannah Arendt potrebbe non essere mai esistito in quanto questa attività si basa principalmente su delle lotte retoriche fatte tramite scontri verbali. L’altruismo e la collaborazione tra pari trovano raramente posto nel panorama politico.
Ciò che però permette all’attività politica di garantire effettivamente il miglioramento sociale è la presenza di una massa di persone che può schierarsi a favore o contro il politico.
Quest’ultimo infatti deve quindi essere in grado di mantenere l’ordine sociale e garantire il progresso della comunità, pena l’esclusione dalla vita politica, o peggio, il linciaggio in pubblica piazza o ancora l’assassinio politico.

LA TELEVISIONE COME PRIMA ROTTURA CON LA PARTECIPAZIONE POLITICA
Lo sviluppo della società dei consumi ha iniziato lentamente ad inficiare il coinvolgimento delle masse all’interno dell’azione politica.
Questo passaggio storico potrebbe essere identificato come l’inizio della cosiddetta “morte della politica”, un primo passo verso la rottura tra uomo e spazio pubblico:
Nelle epoche precedenti l’attività politica avveniva necessariamente in uno spazio pubblico: qualsiasi comizio, assemblea di partito o dibattito avveniva in una piazza pubblica.
I politici si sfidavano tramite i discorsi e le persone radunate ascoltavano. Al termine della disputa la folla si disperdeva per tornare nel loro spazio privato a riflettere sulle informazioni immagazzinate nello spazio pubblico.
Con l’introduzione dei mass media si assiste ad un primo corto circuito nella vita politica dei cittadini: con la presenza della televisione nelle case di tutti non era più necessario uscire per ottenere delle informazioni riguardanti la vita pubblica della città.
Si tratta di una prima rottura con l’azione politica in quanto il cittadino che prima era politicamente impegnato perde sempre più la volontà di voler attivamente partecipare alla vita politica del territorio di appartenenza.
Con la diffusione della televisione la politica gli accade, non viene più ricercata, di conseguenza anche il sentimento volto al bene della comunità comincia lentamente a intorpidirsi.
Oggi però le informazioni sono trasmesse direttamente da spazi privati a spazi privati e gli uomini devono restare a casa per pervenire ad esse. […] La gente diventa “politicamente disimpegnata”, perchè lo spazio pubblico, il forum, diventa inutile. In questo senso si afferma che il politico è morto e che la storia trapassa nella post-storia in cui nulla più progredisce e tutto si limita ad accadere.
V. Flusser, La cultura dei media (Il politico nell’epoca delle immagini tecniche)
LA SOSTITUZIONE DEL DISCORSO CON L’IMMAGINE
L’ulteriore problematica causata dalla mediatizzazione della società si concretizza nella morte del discorso pubblico e la conseguente introduzione dell’immagine nella vita politica.
Le immagini sono sempre state utilizzate per fare politica: dalle monete recanti la faccia dell’imperatore Costantino fino ai volantini gettati sulle città dagli alleati durante la seconda guerra mondiale.
Tali immagini avevano lo scopo di fare propaganda, rinforzare la propria figura oppure screditare quella di altri.
La televisione amplifica tale propaganda e fa sì che ciò che viene ascoltato non sia altro che un discorso preparato a tavolino volto a convincere chi ascolta della bontà del politico. Il cittadino che ascolta non potrà mai ribattere e non potrà mai sapere se le informazioni che gli vengono inoltrate siano state precedentemente manipolate.
Ecco perché si parla di sostituzione del discorso con le immagini, quello che guardi resta indubbiamente un discorso proferito a parole, ma quello che vedi non è altro che una immagine di un politico che non potrà mai darti le risposte che vorresti avere.

L’INFLUENZA DELLA RIVOLUZIONE DIGITALE NELLA POLITICA CONTEMPORANEA
Con l’avvento della rivoluzione digitale il modo di partecipare alla vita politica cambia ulteriormente: se la televisione aveva allontanato le masse dall’impegno politico attivo l’introduzione dei social network frantuma le masse in individui isolati.
Ci troviamo oggi in un mondo in cui l’informazione politica è ancora ricevuta all’interno dello spazio privato. Tuttavia attraverso i social network è adesso possibile fare quello che la televisione non è mai stata in grado di fare: poter rispondere alle immagini; ovvero commentare, condividere, criticare e creare altri contenuti politici.
Ciò dovrebbe aver rinnovato il sentimento di partecipazione da parte delle masse dei cittadini, tuttavia ciò non avviene. La ricezione e la creazione di immagini all’interno dello spazio privato per tutto questo tempo ha riprogrammato il nostro modo di agire.
Abbiamo cominciato a consumare contenuti privati all’interno del nostro spazio privato, questo ci ha reso desiderosi di mettere anche noi stessi in vetrina e di esporre la nostra vita nello spazio digitale dei social media. Tale comportamento ci ha condotti allo sviluppo di tendenze egocentriche e narcisistiche.
Conseguentemente la partecipazione politica ne risente in quanto la collettività non è mai stata così disunita: nonostante ora vi sia la possibilità di interagire tra di noi abbiamo perso la volontà di collaborare in quanto ciò che più ci interessa è apparire e avere ragione nei riguardi delle idee che esponiamo nella vetrina digitale dei social.
Il crescente egotismo e l’atomizzazione della società restringono radicalmente gli spazi dell’agire comune e impediscono, con ciò, che si costituisca un contropotere, che sarebbe sul serio in grado di mettere in questione l’ordinamento capitalistico.
C.B. Han, Nello Sciame, visioni del digitale
ECHO CHAMBERS E MICRO-TARGETING
Gli algoritmi influiscono ulteriormente sulle nostre convinzioni narcisistiche in quanto sono costruiti per mostrarci immagini che incontrino il nostro gusto e che non contraddicano le nostre idee.
In questo modo si vengono a creare le cosiddette bolle informazionali (echo chambers) che ci allontanano da pensieri diversi dal nostro e conseguentemente favoriscono la polarizzazione politica.
A rendere peggiori le cose, nell’epoca dei social network il politico sfrutta l’acquisizione dei dati delle grandi aziende tecnologiche al fine di identificare i bisogni e le credenze dei cittadini per anticiparle attraverso le campagne di micro-targeting, ovvero contenuti fatti appositamente per incontrare il gusto di una determinata fascia di elettorato.
Attraverso il micro-targeting e le echo chambers la partecipazione politica è soggetta ad un ulteriore svilimento. Tali tecniche di comunicazione sostituiscono l’idea con l’ideologia e la partecipazione alla militanza. Il tutto quindi non si traduce in una rinnovata partecipazione alla politica pubblica. Tale militanza si traduce invece nello sviluppo di atti di inciviltà (troll, shitstorm, flaming, cyberbullismo…) dovuti alla coseddetta “online dishinibition” (disinibizione dovuta alla mancanza di un confronto faccia a faccia).
Un ulteriore sintomo della morte della politica è dunque dovuta al processo di mediatizzazione digitale e alla riprogrammazione comportamentale che è insista in tali strumenti.

LA POLITICA COME PERSEGUIMENTO DEL BENE COMUNE
La situazione sociale e politica contemporanea evidenzia infine come le masse si sono disperse in tanti piccoli puntini solitari che combattono la propria battaglia contro le opinioni degli altri con la convinzione che la loro sia l’idea più giusta.
La perdita dello spazio pubblico e l’inflazione dello spazio privato ha portato alla costituzione di uno spazio ibrido in cui tutto quello che viene fatto nel privato viene reso pubblico: una vetrina in cui tutti vedono quello che fanno gli altri ma nessuno osa fare un ulteriore passa verso l’altro al fine di condividere idee differenti.
La morte della politica consiste dunque in questo processo di scomposizione della massa, delle sue idee politiche comuni e del confronto tra pensieri differenti.
Se non saremo in grado di riscoprire l’importanza della collettività e del senso civico mediante l’unione tra persone è possibile che il concetto stesso di democrazia potrà essere messo ulteriormente in crisi.
Forse in momenti simili sarà opportuno ritornare a ragionare sulla politica ideale presentata da Hannah Arendt.
Nonostante si tratti di un ideale che non ha mai trovato applicazione nella vita politica dobbiamo ricordarci che il confronto e l’altruismo possono essere le basi essenziale per fare politica.
Del resto è proprio partendo dagli ideali che è possibile costruire una comunità volta al bene di tutti.
“Non l’uomo, ma uomini abitano questo pianeta. La pluralità è la legge della Terra”.
“La libertà comincia nell’atto di pensare”
H. Arendt, Vita Activa.
BIBLIOGRAFIA
- C.B. Han; Nello Sciame, visioni del digitale; ed. Nottetempo, Roma, 2015
- V. Flusser; La cultura dei media (Il politico nell’epoca delle immagini tecniche); ed. Mondadori, Milano, 2004
- S. Papathanassopoulos, I. Giannouli; Political Communication in the Age of Platforms, Encyclopedia 2025, 5, 77. https://doi.org/10.3390/encyclopedia5020077
- M.T. Pansera, Tecnica (Arendt: la Vita Activa), ed. Guida, Napoli, 2013

Nicolò Bacigalupi
Laureato in filosofia presso l’università di Pisa.
Scrive di Filosofia contemporanea e cultura dei media sulla rivista online Cinghiale Filosofico.
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