SPAZI DIGITALI: UNA NUOVA INCREDIBILE VITA
Lo sviluppo di nuovi strumenti di comunicazione ha cambiato completamente il concetto di spazio. Se in passato questo concetto poteva essere vissuto unicamente nel mondo reale, oggigiorno esistono nuovi spazi digitali che ci catapultano in luoghi nuovi e in cui la vita sembra più facile. Conoscere questi luoghi e i loro effetti sulla nostra psiche sarà utile per capire come bilanciare il rapporto tra mondo fisico e mondo digitale.

NOI E LO SPAZIO
E’ possibile immaginare uno spazio vuoto, tuttavia è impossibile immaginare l’assenza di spazio.
Con questo esempio Immanuel Kant, all’interno della sua Critica della Ragion Pura, evidenzia come il concetto di spazio non debba essere inteso come qualcosa che derivi dall’esperienza bensì debba essere inteso come una forma a priori, ovvero una struttura mentale innata e necessaria per tutti gli esseri umani al fine di vivere le propria quotidianità.
Lo spazio è quindi qualcosa di cui si fa esperienza nella vita di tutti i giorni ma allo stesso tempo esso prende forma nelle nostre menti.
Con l’esempio iniziale Kant vuole quindi sottolineare come l’impossibilità di immaginare l’assenza dello spazio renda questo concetto indispensabile per collocare, ordinare e muovere gli oggetti che si trovano al di fuori di noi.
Senza la capacità della nostra mente di produrre una tale struttura mentale gli esseri umani non potrebbero vivere, o quantomeno vivrebbero una vita totalmente diversa rispetto a quella attuale.
Kant prosegue sostenendo che lo spazio che costruiamo tramite la nostra mente è immodificabile in quanto si tratta di un modo per ordinare la realtà che ci circonda.
Eppure l’uomo ha da sempre modificato lo spazio che lo circonda.
Egli ha costruito, demolito, spostato e modificato costantemente tutto ciò che lo circondava al fine di inventare o facilitare la propria vita.
Lo spazio modificabile quindi non ha nulla a che fare con le idee kantiane di immutabilità dello spazio. Piuttosto è possibile considerare il nostro modo di intervenire sullo spazio come la volontà di creare nuovi tipi di esperienze.
Costruire ripari, abbattere alberi, arginare corsi d’acqua, scheggiare pietre sono tutte azioni volte a modificare lo spazio per produrre eventi favorevoli nell’esperienza umana.
L’attività modificatrice con il tempo si è evoluta talmente tanto che siamo stati in grado non solo di modificare gli spazi nei quali viviamo, bensì di creare nuovi spazi artificiali all’interno dei quali passare il nostro tempo.
Internet, social network e hub di videogiochi sono diventati alcuni luoghi di incontro costruiti attraverso strumenti digitali che permettono alle persone di interagire e compiere le più disparate attività.
La nascita e l’utilizzo di tali spazi digitali porta però con sé delle modificazioni dal punto di vista psichico, di conseguenza indagare l’essenza di tali luoghi potrà gettare una nuova luce su come viviamo la contemporaneità digitale e che effetti sta avendo su di noi.
“We made history today! The first ever live virtual concert inside of Fortnite with millions of people in attendance. So insane, thank you Epic Games and everyone who made this possible!”
The Guardian, intervista al dj Marshmellow a seguito della sua esibizione all’interno del videogioco Fortinite, 3 febbraio 2019
IL NEUROMANTE
Per comprendere l’influenza degli spazi digitali all’interno della nostra società contemporanea è possibile fare un parallelo con il romanzo di William Gibson del 1984, Neuromancer; un futuro distopico in cui alcune persone vivono a cavallo tra mondo reale e mondo digitale.
Il protagonista Case è un “cowboy cibernauta” che di professione ruba dati a grandi multinazionali (megacorporazioni) all’interno del Cyberspazio, il vero protagonista del romanzo. Questo luogo è uno spazio costruito tramite strumenti umani e costituito interamente di informazioni.
Vi si accede con una macchina tramite collegamento neurale e da quel momento si viene catapultati in un mondo totalmente nuovo e diverso rispetto al nostro.
Le regole del cyberspazio non hanno niente a che vedere con la fisica del nostro mondo: il sé si distacca dal corpo e prende una forma nuova, la forma di un avatar che può interagire fisicamente con altri utenti o con le intelligenze artificiali; ci si può inoltre spostare alla velocità della luce, immagazzinare un numero infinito di dati per ottenere qualsiasi tipo di conoscenza e visitare luminose città costruite in codice binario.
Il Cyberspazio prende quindi la forma di una allucinazione collettiva: tutti quelli che vi si trovano all’interno vivono quello spazio come se fosse una forma a priori descritta da Kant, quindi una vera e propria dimensione in cui gli uomini possono muoversi, interagire e modificare ciò che vi si trova all’interno, per quanto essa sia solo un insieme di dati e numeri.
La vita del protagonista all’interno di quel luogo sviluppa in lui il cosiddetto cyber-eros una fascinazione erotica e feticistica nei confronti di quel luogo tanto da ritenere il suo corpo reale una vera e propria prigione dell’anima che lo allontana dai suoi desideri digitali.

IL CYBERSPAZIO E INTERNET: DUE SPAZI DIGITALI SIMILI
Non è difficile pensare al cyberspazio come ad una concezione distopica dei nostri nuovi spazi digitali.
E’ possibile definire internet come una rete di strumenti fisici (server, modem, satelliti, cablaggi, smartphone…) che nel loro continuo rapportarsi danno origine alla nostra versione del cyberspazio, uno spazio nuovo e diverso rispetto al mondo fisico.
Nonostante l’utente non possa entrare fisicamente all’interno dello spazio digitale, come succede in Neuromancer, gli effetti che internet produce sulle persone sono molto simili.
Come nel romanzo infatti l’utilizzo di internet inibisce nell’utente la capacità di percepire le nostre coordinate spazio-temporali: navigare nello spazio digitale fa progressivamente perdere la cognizione del tempo a causa dei numerosi stimoli che si incontrano all’interno di una sessione.
Internet può essere inteso come un Ipertesto, ovvero come un grandissimo libro impossibile da leggere nella sua interezza ma che può essere liberamente consultato saltando da una pagina all’altra mediante i suoi link. Attraverso tale struttura l’utente non si rende conto del tempo che passa.
Allo stesso modo anche il concetto di presenza sì fa più labile: l’utilizzo di internet fa si che l’utente possa dislocarsi in più parti contemporaneamente pur restando nella solita posizione fisica.
Puoi guardare un film su un server indonesiano, chattare su un social network, postare una foto della Tour Eiffel, vedere le riprese della telecamera di casa o essere su di un pianeta lontano tramite i videogiochi.
Vivere queste azioni fa sì che il corpo e il sé in qualche modo si separino in modo tale da vivere esperienze spaziali mai provate prima.
Tali esperienze possono essere condivise con altre comunità di avatar digitali venendo a creare così delle vere e proprie comunità.
Date le potenzialità dello strumento internet non è insolito notare che molti utenti sviluppano una vera e propria dipendenza dal suo utilizzo. Esattamente come per il cyberspazio è possibile che si venga a generare una sorta di cyber-eros nei confronti di quei luoghi così diversi.
La domanda che sorge spontanea è la seguente: come possono tali spazi digitali influenzare così drasticamente la nostra psiche ?
Il digitale non è semplicemente qualcosa che potenzia o aumenta una realtà, ma qualcosa che la trasforma radicalmente, perché crea nuovi ambienti che abitiamo e nuove forme di agire con cui interagiamo.
L. Floridi, Etica dell’intelligenza artificiale, sviluppi, opportunità, sfide
GLI SPAZI LIMINALI
Lo spazio digitale è stato definito da diversi sociologi e studiosi dei media come uno “spazio liminale”, ovvero uno spazio che si pone ad un confine, quello della realtà e della finzione.
In passato gli spazi liminali erano quei luoghi di attesa in cui si attendeva per poi spostarsi verso un posto nuovo; stazioni, aeroporti, motel, sale d’aspetto.
Tali luoghi, o “non-luoghi”, hanno la capacità di disorientare le persone che si trovano al loro interno in quanto si tratta di luoghi labirintici, governati da regole differenti rispetto al quotidiano, spesso malinconici o impersonali e ancora più spesso ricchi di spazi privi di una vera e propria utilità.
Le solite caratteristiche di uno spazio liminale fisico possono essere associate anche agli spazi liminali digitali: anch’essi infatti sono luoghi che si pongono al confine tra realtà fisica e finzione spaziale, sono in grado di generare disorientamento a causa della dissociazione tra il corpo ed il sé e seguono delle leggi che non corrispondono al mondo fisico.
Nonostante si tratti di luoghi costituiti interamente da bits e da informazioni le esperienze che noi utenti viviamo all’interno degli spazi digitali sono verissime: i legami che creiamo con persone distanti, i messaggi che ci si scambia, le informazioni che otteniamo, i sentimenti che ci suscitano i contenuti social.
Gli spazi liminali digitali ci consentono di oltrepassare il confine con la realtà fisica e di costruire nuove esperienze in un mondo del tutto nuovo, con regole diverse e con identità nuove.
La consapevolezza di star vivendo esperienze vere all’interno di un luogo nuovo e diverso dal solito deve spingerci a responsabilizzarci e a capire che tali esperienze possono cambiarci.

LA SOCIETA’ LIQUIDA
Il sociologo Zygmunt Bauman coniò il termine “società liquida” per denotare una società che aveva perso le certezze monolitiche che la caratterizzavano: la mancanza di punti di riferimento al quale ancorarsi, la perdita di valori che avevano guidato le persone nel secolo precedente, lo sgretolamento delle relazioni sociali e l’impotenza delle istituzioni sociali ha portato la società odierna a vivere in uno stato di angoscia e paura costante del futuro.
La reazione delle persone è stata quella di ridefinirsi costantemente al fine di essere sempre apprezzati per come si appare anziché per come si è veramente.
Gli spazi digitali liminali hanno giocato un ruolo fondamentale per tale transizione in quanto il potersi rinchiudere in spazi nuovi, lontani, con una comunità digitale a disposizione che ti ascolta e con la possibilità di ottenere una validazione costante e immediata (attraverso commenti, like, reazioni, condivisioni e repost) ha colmato il vuoto esistenziale di una società allo sbando.
I nuovi luoghi digitali giocano quindi un ruolo fondamentale all’interno della contemporaneità e sono destinati ad essere i protagonisti della modificazione psicologica delle masse.
Il nostro modo di intendere lo spazio è stato totalmente stravolto dai nuovi media e dalle modificazioni sociali.
Stiamo vivendo un passaggio epocale in cui lo spazio reale sta diventando un luogo poco piacevole da frequentare a causa di crisi sociali, valoriali e climatiche.
Nelo stesso tempo si offre a noi la possibilità di vivere in uno spazio nuovo in cui possiamo essere quello che vogliamo a seconda dei nostri desideri e inclinazioni. Un mondo del genere è molto più appetibile e sensuale per i nostri gusti.
Tuttavia non dobbiamo dimenticarci che quel luogo è in grado di incidere sulla nostra mente in maniere ancora difficili da comprendere.
Se non prenderemo coscienza di questa migrazione dallo spazio fisico allo spazio digitale correremo il rischio di dimenticarci dei problemi che stanno attualmente colpendo il mondo. Ci concentreremo solo sul vivere un’ esperienza egocentrica all’interno di uno spazio digitale ma che ai nostri occhi sipresenta, forse, come più reale del mondo stesso.
In sintesi, se nella fase “solida” il cuore della modernità risiedeva nella capacità di controllo/definizione del futuro, nella fase “liquida” la principale preoccupazione di non ipotecare il futuro e di scongiurare qualsiasi rischio di non poter sfruttare le opportunità ancora segrete, ignote e inconoscibili auspicate/attese per il futuro […]. La modernità si era aperta all’insegna di orribili presagi e prospettive sul crollo delle cose durevoli e sull’avvento di un ciclone di effimero.
Z. Bauman, Modernità Liquida
BIBLIOGRAFIA
- L. Gaeta, Gli ordinamenti spaziali all’epoca dell’epoca del digitale: oltre il dualismo, 2019
- I. Kant, Critica della Ragion Pura (estetica trascendentale), ed. Utet (a cura di Pietro Chiodi), Novara, 2013
- O. Meo, Ontologia ed estetica del Cyberspazio, in Anthropos & Iatria, pp. 56-61, 2006
- G. Galletta, L’era dell’immateriale: viaggio negli spazi di confine del mondo digitale, pubblicato su Agenda Digitale, settembre 2025
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Nicolò Bacigalupi
Laureato in filosofia presso l’università di Pisa.
Scrive di Filosofia contemporanea e cultura dei media sulla rivista online Cinghiale Filosofico.
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